“Ogni faro poggia su una roccia. Ogni impresa ha bisogno delle proprie radici.”
La storia della famiglia Bufalari attraversa oltre sette secoli e collega luoghi, persone e memorie tra l’Umbria meridionale e le Marche.
Le sue tracce conducono a Porchiano e Amelia, proseguono a Lugnano in Teverina e arrivano, attraverso Recanati, fino a Offida. È un percorso ricostruito attraverso documenti civili ed ecclesiastici, fonti bibliografiche, edifici, immagini e testimonianze tramandate all’interno della famiglia.
Conoscere le proprie radici non significa celebrare un nome o limitarsi a elencare date e titoli. Significa comprendere il cammino di chi ci ha preceduto, custodire la memoria dei luoghi e distinguere ciò che è documentato da quanto appartiene alla tradizione familiare o costituisce ancora oggetto di ricerca.
Le origini della famiglia Bufalari nell’Amerino
Le testimonianze storiche oggi disponibili collocano le origini della famiglia Bufalari nel territorio dell’antica Ameria, l’attuale Amelia, e in particolare nel castello di Porchiano.

Nel corso dei secoli il nome della famiglia compare in documenti civili, ecclesiastici, notarili e catastali, legandosi alla storia dell’Umbria meridionale e delle comunità che ne hanno segnato lo sviluppo. Nei documenti il cognome è riportato in diverse forme latine, tra cui Bufalariis, de Bufalariis e de Bubalariis.
Enzo Santacroce nel suo “Lugnano in Teverina nella Storia” riferisce che la famiglia Bufalari proveniva dalla Maremma Romana, dove esercitava un’attività commerciale dalla quale avrebbe tratto il proprio appellativo. Lo stesso autore considera tuttavia più probabile una discendenza comune con i Del Bufalo. Secondo la sua ricostruzione, intorno al XIII secolo questo ramo si stabilì nel contado amerino, acquisendo nel corso dei secoli rilevanti proprietà terriere e titoli nobiliari.

Amelia costituisce uno dei punti centrali di questa geografia familiare. Le Riformanze comunali, la documentazione d’archivio e le fonti genealogiche attestano la presenza dei Bufalari nella vita civile e sociale della città.
Gli atti attestano l’ascrizione della famiglia alla nobiltà amerina già dal XIV secolo. Nel 1836 essa fu confermata tra le famiglie nobili di Amelia e ricevette da Papa Gregorio XVI il titolo comitale. Dai documenti emergono inoltre rapporti familiari e patrimoniali con altre famiglie storiche del territorio, tra cui i Geraldini, i Nacci, gli Assettati e gli Archileggi. Il palazzo di questi ultimi divenne l’ultima dimora amerina della famiglia Bufalari.

Giovanni e Lucia Bufalari nella tradizione agostiniana
Tra le figure più antiche e significative della famiglia si ricordano il Beato Giovanni Bufalari e la Beata Lucia Bufalari, entrambi legati all’Ordine di Sant’Agostino e al territorio amerino.
Giovanni, originario di Castel Porchiano, entrò giovanissimo nell’Ordine agostiniano e visse nel convento di Rieti, ove ancora riposano le sue sacre spoglie.

Le fonti agostiniane ne ricordano la vita di preghiera, il servizio prestato agli infermi e ai poveri e la devozione sviluppatasi dopo la sua morte.
Lucia visse nel XIV secolo tra Porchiano e Amelia e appartenne a una comunità religiosa femminile legata all’Ordine di Sant’Agostino. La tradizione la ricorda come priora e come sorella di Giovanni.
Un riferimento fondamentale per lo studio delle testimonianze più antiche è rappresentato dal lavoro dello storico agostiniano Rudolph Arbesmann, che nel 1966 pubblicò e commentò un leggendario dei primi santi agostiniani composto tra il 1326 e il 1342.
Il manoscritto, conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, contiene una delle più antiche narrazioni dedicate a Giovanni da Rieti. Lo studio di Arbesmann ricostruisce inoltre la successiva tradizione storica che identifica Giovanni come appartenente alla famiglia Bufalari, originario di Castel Porchiano e fratello della Beata Lucia di Amelia.
La memoria di Giovanni e Lucia fu tramandata nei secoli dalla tradizione agostiniana e dalla devozione popolare. Il culto di Lucia Bufalari venne ufficialmente confermato da Papa Gregorio XVI il 3 agosto 1832.
Le opere di Ludovico Jacobilli, Luigi Torelli, Gaetano Moroni e Giovanni Lupidi hanno successivamente raccolto e approfondito queste testimonianze, contribuendo a conservarne la memoria.
La Beata Lucia attualmente riposa in una cappella a lei dedicata all’interno del duomo di Amelia e viene festeggiata ogni ultima domenica di settembre.

Le figure dei due Beati costituiscono un patrimonio religioso e culturale legato non soltanto alla storia della famiglia Bufalari, ma anche alle comunità nelle quali essa visse. Testimoniano inoltre un rapporto secolare con l’Ordine agostiniano, presente anche a Offida, dove Palazzo Bufalari sorge accanto alla Chiesa di Sant’Agostino.
Lugnano in Teverina e i luoghi della famiglia
Un altro luogo centrale nella storia della famiglia è Lugnano in Teverina. Secondo la ricostruzione di Enzo Santacroce, i conti Bufalari si stabilirono nel paese verso la metà del XVIII secolo, dimorando nel preesistente palazzo baronale, successivamente rielaborato e ammodernato nel corso dell’Ottocento.
Il palazzo, situato in Piazza della Rocca, costituisce ancora oggi una delle testimonianze più visibili della presenza della famiglia a Lugnano in Teverina.

Santacroce riferisce che questo ramo si estinse con il conte Ludovico Bufalari, morto nel 1888, il quale, non avendo avuto figli, lasciò i propri beni di Lugnano al nipote conte Giovanni Vannicelli. Una parte del patrimonio venne successivamente alienata o andò dispersa per differenti vicende, mentre la famiglia proseguì attraverso l’altro ramo, trasferitosi nel frattempo nelle Marche.
Alla storia di Lugnano sono collegati anche il testamento e il Legato Bufalari, la corrispondenza familiare e la documentazione confluita nei fondi De Gentili. Queste fonti permettono di ricostruire progressivamente le proprietà e i rapporti familiari, in particolare quelli con i Vannicelli e i Piccolomini.
Custodire le radici non significa soltanto conservare edifici, documenti e nomi, ma rendere accessibile la memoria ricevuta. Questo lavoro si alimenta anche del confronto con mia cugina Stefania Pignatelli, custode del Borgo Storico Seghetti Panichi, situato a pochi chilometri da Offida.
Una curiosità lega Ludovico Bufalari al suo stretto rapporto di devozione con il Santo Padre. Una testimonianza legata al periodo tra la fine dello Stato Pontificio e l’inizio del Regno d’Italia.

Proprio per tale ragione di fedeltà al soglio pontificio, la famiglia non chiese mai il riconoscimento al regno sabaudo, seppur il Regno d’Italia venne sempre servito con onore e devozione, come dal mio bisnonno Nazzareno Bufalari, ufficiale del Regio Esercito e Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto.
Nel patrimonio storico e religioso locale rientrano inoltre la chiesa e la cappella legate alla famiglia, le testimonianze conservate nel cimitero e la cappella funeraria Bufalari nella Chiesa di Santa Lucia.
Separatamente, le fonti documentano l’esistenza di un giuspatronato e di una Cappella – decorata nel 1886 da Domenico Bruschi – all’interno della Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta.

La Madonna dei Ramici
Alla geografia storica e religiosa dell’Amerino appartiene anche il territorio della Madonna dei Ramici.
Le fotografie e le testimonianze raccolte documentano edifici, immagini sacre e riferimenti legati alla devozione locale ed al legame con la famiglia Bufalari.


Da Recanati a Offida
Nel corso dell’Ottocento la storia della famiglia Bufalari si spostò dall’Umbria alle Marche. Domenico, figlio di Antonio Bufalari, si trasferì a Recanati, dove, all’inizio del secolo, svolse il proprio incarico presso la dogana pontificia di Porto Recanati. Dalla città leopardiana il percorso della famiglia proseguì, alla fine dell’Ottocento, verso Offida.
Una figura centrale di questo passaggio è Antonio Bufalari, nato a Recanati il 17 dicembre 1866, morto a Offida il 16 novembre 1938 e discendente di quel Giuseppe Bufalari, padre del conte Ludovico, ultimo esponente del ramo stabilitosi a Lugnano in Teverina.
La presenza di Antonio a Offida è attestata già alla fine dell’Ottocento. Il trasferimento segnò l’inizio di un nuovo capitolo della storia familiare, senza interrompere, almeno nei primi decenni del Novecento, i rapporti con Recanati.Offida diviene così il nuovo centro della famiglia nelle Marche, mantenendo il legame storico e documentario con le precedenti radici umbre.
I Bufalari ad Offida
Dopo essersi trasferito da Recanati a Offida, Antonio Bufalari acquistò inizialmente un edificio del centro storico oggi sede del Museo Aldo Sergiacomi. Nell’edificio è ancora presente un ambiente già destinato alle scuderie della famiglia.
In un momento successivo la famiglia si trasferì nell’attuale edificio oggi conosciuto come Palazzo Bufalari.

Oltre a tale edificio, i Bufalari possedevano altri edifici nel centro storico, oltre terreni nella zona di Appignano del Tronto ed un palco presso il Teatro Serpente Aureo, che dal 26 luglio 2026 è ufficialmente riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO assieme ad altri teatri, cd. condominiali, italiani.
Le radici come continuità
Le radici non appartengono soltanto al passato. Sono il punto dal quale comprendere il presente e costruire il futuro, mantenendo vivo il legame con le persone, i luoghi e i valori che hanno formato la nostra identità. La consapevolezza di questa continuità nasce soprattutto dai racconti di mio padre Nazzareno e di mia madre Maria Cristina Majani.
Oggi questa storia prosegue a Offida e si intreccia, attraverso mia moglie Giovanna Biego di Costabissara, con la storia della sua famiglia e con i suoi legami veneti e marchigiani, tra cui quello con la famiglia Pelagallo. Insieme cerchiamo di trasmettere questa eredità alle nostre figlie Amelia Sofia e Agnese.
Per eventuali ulteriori informazione o curiosità non esitare a contattarmi.
Fonti e pubblicazioni sulla famiglia Bufalari
- Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, Codice Pluteo 90 superiore 48, Vita brevis aliquorum fratrum heremitarum;
- Rudolph Arbesmann O.S.A., A Legendary of Early Augustinian Saints (1326–1342), in “Analecta Augustiniana”, XXIX, 1966, pp. 5–58;
- Archivio Storico del Comune di Amelia, Riformanze e documentazione comunale;
- archivi parrocchiali e notarili dell’Amerino;
- Archivio di Stato di Terni, fondi catastali e documentazione storica;
- Archivio di Stato di Viterbo, inventari e documentazione storica;
- Ludovico Jacobilli, Vite de’ Santi e Beati dell’Umbria;
- Luigi Torelli, Secoli Agostiniani;
- Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica;
- Giovanni Lupidi, Memorie storiche riguardanti la Beata Lucia Bufalari Amerina, Roma, 1928;
- Enzo Santacroce, Lugnano in Teverina nella storia;
- Alberto Palmieri, Topografia statistica dello Stato Pontificio;
- documentazione genealogica, notarile, catastale e anagrafica della famiglia Bufalari.
La raccolta delle fonti, delle fotografie e dei documenti continuerà nel tempo, con l’intento di rendere questo patrimonio storico sempre più completo e accessibile.

